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Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori Delegazione di Firenze
Mercoledì 2 Dicembre 2015

Le profonde ossessioni di Val delle Corti

Mi innamorai di Val delle Corti alla presentazione delle Guide de l'Espresso nel 2013, come tutti gli anni mentre gestivo con la delegazione il servizio dei 130 sommelier, mi capitò di fare qualche assaggio. Non potè non colpirmi il fatto che un Chianti Classico Riserva fosse stato premiato con un'annata, la 2011, decisamente difficile. L'estate 2011 fu infatti assai torrida e soprattutto estremamente siccitosa, tanto che qualche altro popolarissimo produttore come Martino Manetti di Montevertine, proprio a Radda,  invocava la pioggia per risollevare una “annata di merda”. Una volta assaggiato non potevo credere alle sensazioni di freschezza che quel sorso mi aveva suscitato, com'era stato possibile, a discapito della stagione, produrre un vino in quel modo? Ecco, ora ho trovato le risposte, più di un anno dopo, andando a trovare Roberto Bianchi e il suo staff al podere Val delle Corti.

Roberto ci viene incontro con 4 calici in vuoti mano "vi serviranno", ci saluta e si presenta e ci accompagna verso la cantina specificando bene che "qui non siamo in una boutique winery, ma in una cantina dove si lavora davvero e il vino si fa con l'uva". Nei pressi della cantina incontriamo Simone Mazzei, responsabile di campagna e di cantina. Ci viene presentato subito lo stile di produzione del "vino pragmatico" di Val delle Corti, dove il controllo in temperatura "si fa con la sistola sul contenitore", le fermentazioni sono lunghe e in caso di accenno di riduzione si travasa e si "MACRO-ossigena, alla faccia di Michel Rollan"

In cantina Roberto e Simone ci fanno assaggiare due campioni da botte, si parte dall'atto a divenire 2015 in una delle vasche dove ancora il vino ha immerso un cappello di vinacce. L'utilizzo della piemontesina, viene fatto in parte per tutte le annate, ovviamente nelle annate migliori è possibile disporre di una quantità di bucce sane maggiore. Queste vengono tenute ad immersione per 3 o 4 mesi una volta completata la fermentazione alcolica e il ciclo di macerazione canonico.

L'assaggio dalla botte in legno da affinamento è dell'atto a divenire 2014, annata in cui non verrà fatta la riserva come accaduto nel 2012 e nelle annate in cui Roberto pensa che la selezione dalla sua vigna migliore non sia all'altezza o comunque non sia in quantitativi sufficienti per una produzione distinta. In questi casi la scelta coerente e coraggiosa di imbottigliare tutto come Chianti Classico "base".

Roberto, molto modestamente ci racconta che il successo dei suoi vini non è tutto dovuto all'impegno e alla dedizione che opera nella produzione, ma "ci vuole anche culo!". Fino agli anni 80 a Radda non era facile portare dei vini maturi in bottiglia a causa del terreno duro e dei tempi di maturazione lunghi, specialmente nell'esposizione Est di queste vigne con qualche grado a Nord. Poi però questa posizione si è rivelata ideale con il riscaldamento eccessivo degli ultimi anni.

Gli assaggi

Iniziamo la degustazione dei vini "generici" (ex "vini da tavola"), declassati nella denominazione più bassa "a causa dell'eccessiva burocrazia". Mentre Roberto prepara le bottiglie gli chiediamo se ha mai pensato di inserire nella sua linea un Supertuscan. "Chi??" ci risponde in modo provocatorio e ironico.

Vino Rosato

L'annata è 2014 anche se in etichetta non compare. Il colore è molto intenso, praticamente un rosso leggermente scarico, a causa dei lunghi tempi comunque di macerazione  in un'annata dove il processo macerativo è stato anche più veloce del solito. Ciliegia e frutti di bosco. Sorso ampio e masticabile con acidità importante. Sarebbe stato perfetto col cacciucco di domenica scorsa.

Il Campino Vino Rosso

Anche qui un sangiovese 2014 che ha fatto solo acciaio. Nonostante il mancato affinamento presente un'evidente ed elegante speziatura. un  "pepe tipico di tutti i vini di Val delle Corti" ci suggerisce Simone. Profumi netti e puliti. Tannino non aggressivo che comunque pulisce bene la bocca. "Un vino da pane e salame, magari di quelli morbidi", ci dice Roberto, "magari anche non troppo salato" aggiungerei io.

Chianti Classico 2012

Si presenta molto timidamente, probabilmente anche a causa della bottiglia aperta da poco, ma poi col tempo il suo carattere bene si manifesta nel bicchiere. Bellissimo frutto e profondità aromatica molto lunga, ricorda un sottobosco in primavera, umido e piacevole. Sorso assolutamente appagante e avvolgente con una retrolfattiva quasi esplosiva. Nel tempo il bicchiere si arricchisce in una piacevole evoluzione con un carattere balsamico che mi esalta. Frutta ricca tipica di un'annata calda che però volge all'eleganza.

Chianti classico 2013

Speziatura ancora più evidente, la freschezza dell'annata si manifesta in un floreale ben spiccato, molto chiantigiano, molto raddese!. Anche qui la parte balsamica è profonda e complessa. In bocca il vino è ancora molto nervoso, l'acidità lo fa rimbalzare da una parte all'altra del palato, "come un flipper", portandosi dietro una coda sapida molto fine. Ho una particolare predilezione in generale per l'annata 2013 in Chianti, e per questi caratteri più irruenti. Un vino che al momento ha necessità di un abbinamento gastronomico per equilibrarsi anche se la cosa migliore è probabilmente quella di farlo riposare qualche anno in bottiglia.

Chianti Classico Riserva 2011

Eccoci al mio colpo di fulmine. Roberto ci stappa una delle ultime bottiglie che gli sono rimaste. Ricchezza e complessità ma soprattutto tanta eleganza e pulizia. Tutte le diverse componenti aromatiche sono in perfetta armonia. Ricco e sapido con una retrolfattiva carica che aggiunge complessità. Roberto e Simone ci svelano il segreto di questo splendido risultato in un'annata difficile. Nei primi giorni di Giugno non fu possibile effettuare una prima lavorazione di cimatura e ri-ordinamento dei tralci in vigna in quanto molto fragili a causa di una grandinata di fine maggio. Poi altre condizioni avverse impedirono l'operazione anche nei mesi successivi tanto che la vigna quell'anno sembrava "una specie di foresta. I colleghi mi prendevano in giro". Ma nei mesi torridi e siccitosi che seguirono quella sorta di "tendone involontario" offrì riparo ai grappoli preservandone l'acidità e la freschezza. "Ci sono voluti 2 anni per riportare il vigneto nelle condizioni normali, ma per quell'anno andò bene, ve l'ho detto ogni tanto ci vuole anche culo!".

Considerazioni Finali

"Qui a Val delle Corti abbiamo poche ma profonde ossessioni, una di queste è la pulizia". Ed effettivamente i vini sono tutti molto puliti dal punto di vista organolettico, sapidi ed assolutamente freschi. "La crudezza e la freschezza sono le caratteristiche che più ci rappresentano", dice Roberto. Nonostante l'acidità sempre vigorosa e vibrante, i vini non si sbilanciano mai sulle note dure, una leggera e mai eccessiva morbidezza (e qui il ruolo delle piemontesine si fa più chiaro) riesce a bilanciare anche le annate più giovani.

Torno a casa con la consapevolezza di aver avuto la risposta alle mie domande iniziali e di aver compreso l'eccezionalità di certi assaggi. Prima di andare decidiamo di prendere qualche bottiglia per la cena di Natale della delegazione in modo da condividere con più persone l'esperienza e il carattere di Roberto e di Val delle Corti.

Lorenzo Sieni

Da sempre appassionato di vino anche se ci capisce il giusto, motivo per cui è sempre stato relegato a ruoli amministrativi anzichè tecnici. Imprenditore nel campo delle nuove tecnologie, ma nel finesettimana si destreggia tra vigna e cantina nella piccola azienda di famiglia.

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