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Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori Delegazione di Firenze
Martedì 29 Gennaio 2019

IL ROUSSILLON

Roussillon: paesaggi dove la geologia ha giocato a dadi col vento e la garrigue, sferzante esclamazione odorosa, amplifica i sensi di noi nati sotto il prolifico segno del Calice…

Vien voglia di partire subito, già solo guardando la prima foto sullo schermo della Sede di Firenze...ecco la miglior disposizione di spirito per farci accompagnare da Leonardo Finetti lungo i territori del suo ultimo viaggio in questo vasto lembo sud-occidentale di Francia, un anfiteatro roccioso che guarda il mare. Ci troviamo nel dipartimento dei Pirenei orientali, chiuso a nord dal massiccio delle Corbières, ad ovest dai Pirenei e dal massiccio del Canigou, a sud dai contrafforti delle Albères, con la Côte Vermeille a sud-est affacciata sul Mediterraneo, a pochi chilometri dal confine spagnolo.

Il paesaggio è arido, dominato dalla garrigue, vegetazione tipica delle zone quasi desertiche e con suoli poveri, calcarei, che regala macchie di colore e profumi molto diversi da quelli della macchia mediterranea. Estati siccitose ma anche inverni freddi e piovosi, venti marini (siamo di fronte al Golfo del Leone) e venti del Nord, che si insinuano nelle valli profonde scavate dai fiumi, una fertile pianura alluvionale che fornisce ai francesi primizie di frutta e verdura.

Formazioni calcaree erose dal vento e dalla pioggia che sembrano metafisiche quinte teatrali, terreni scistosi a Banyuls e a Maury, seppur di diversa struttura; varietà incredibile di suoli, tanto che in una stessa azienda o in una stessa vigna se ne possono trovare svariati: scistosi, calcarei, argillo sabbiosi, in genere comunque secchi e ben drenati.

La garrigue circonda le vigne, che spesso sono orientate a nord o ad ovest, in ragione del clima arido e vengono coltivate principalmente in queste aree:

-la Vallée de l’Agly a nord (AOC Côtes du Roussillon Villages, Maury, Rivesaltes e Muscat de Rivesaltes), con graniti scuri, gneiss, scisti scuri;

-les Aspres (a ovest), con le AOC Côtes du Roussillon, Villages, Les Aspres, dove dominanti sono le argille sabbiose rosse;

-i contrafforti delle Albères e la Côte Vermeille all’estremità sud-est (AOC Banyuls e Collioure), con vigne ripide terrazzate affacciate sul mare. Una chicca di Banyuls è l’aceto, assimilabile al nostro balsamico di Modena, lo propone in solitudine commerciale ormai un solo produttore. Tipico della Côte Vermeille è Il Rancio Sec: vino prodotto per affinamento ossidativo ma non fortificato, spesso sviluppa la flor (voile), nel qual caso ricorda il Vin Jaune, in caso contrario richiama un nostro Vin Santo molto secco. Non è consentito produrlo come AOC ma solo come IGP; la zona delle AOC Banyuls e Collioure è la stessa, solo che a Collioure si producono vini secchi e a Banyuls i fortificati (o Vins Doux Naturels).

Conosciuto anche come Catalogna del Nord, il Roussillon è l’estrema porzione sud occidentale d’Oltralpe, affacciato ad est sul Golfo del Leone e separato dalla Catalogna iberica dalla catena dei Pirenei. È terra ricca di storia: in realtà geograficamente unita alla Languedoc, nel corso del Medioevo, quando l’area era parte del Regno di Aragona (infatti sono diversi i vitigni in comune con Catalogna e Sardegna, anch’esse aragonesi), si sono stratificate le culture e le vicende dell’eresia dei Catari e dei Cavalieri Templari. Eresie e cavalieri che hanno lasciato tracce in affascinanti borghi fortificati (Carcassonne su tutti) ma anche nelle vigne, inventando il sistema di irrigazione a canali detto Pied de coq (piede di gallo, peu de gal in catalano) nella zona di Banyuls e Collioure, che impedisce l’erosione del suolo.

LA STORIA DEI VINI DEL ROUSSILLON

In queste terre i vini dolci si producevano per appassimento, fino a quando nel XIII secolo un medico alchimista catalano, Arnau da Villanova, scoprì il metodo della mutizzazione.

Il territorio viene ceduto dagli Spagnoli ai Francesi solo nel 1659, col Trattato dei Pirenei, restando però regione commercialmente marginale fino a fine ‘700, a causa del Privilegio di Bordeaux: come dire che con i Bordolesi in campo non ce n’era per nessuno…

Le cose cominciano a cambiare con l’arrivo della ferrovia e i conseguenti scambi con la Francia del Nord, determinanti nell’avvio di una produzione vinicola imponente ma di scarso valore. A ciò si aggiunga, nel corso del XX secolo, la concorrenza con l’Algeria per la produzione di vini da taglio ed il quadro si delinea qualitativamente assai poco interessante. La svolta avviene a fine anni ’80, con il cambio generazionale, come spesso abbiamo visto in altre regioni vinicole, il cui capostipite è stato Gérard Gauby, di Calce.

Va detto che oggi i VDN non godono più in patria di grande glamour, perché ritenuti “da vecchi”, si punta piuttosto alla produzione di interessanti vini bianchi, mentre i rossi sono ancora alla ricerca di una loro identità definita, risultando un po’ in bilico tra potenza ed eleganza.

Comunque la si giri, sono i fortificati i vini più celebri, classificati nelle seguenti AOC:

-Rivesaltes (Ambré, Grenat, Tuilé, Rosé, Hors d’Age, Rancio)
-Maury (Blanc, Ambré, Grenat, Tuilé, Hors d’Age, Rancio)
-Banyuls (Blanc, Rosé, Rimage, Ambré, Tuilé, Hors d’Age, Rancio)
-Banyuls Grand Cru
-Muscat de Rivesaltes

Gli Ambré sono solitamente a prevalenza di vitigni bianchi, con almeno 30 mesi di affinamento ossidativo;
I Tuilé sono invece prodotti con maggioranza di Grenache noir, e affinamento come per gli Ambré;
I Grenat sono prodotti da Grenache noir in purezza, con breve affinamento in ambiente riduttivo, di beva più pronta;
Gli Hors d’Age sono Ambré o Tuilé affinati per almeno 5 anni;
I Rancio si ottengono quando l’affinamento per ossidazione ha conferito il caratteristico “goût de rancio”

I vitigni bianchi che troveremo sono Grenache blanc e gris; Carignan blanc e gris, Macabeu, Marsanne, Roussanne, Vermentino (proprio come si dice noi!), Muscat à petits grains, Malvoisie du Roussillon.

Tra i rossi i classici Grenache noir e Carignan noir.

Avvincente l’introduzione storico-geografica, splendide le immagini dei paesaggi, adesso impaziente e viva la curiosità di assaggiare l’espressione di tutto questo.

I sette calici son qui davanti a noi e il primo arriva dalla cantina di:

Bruno Duchêne (bio) AOC Collioure “Vall Pompo” 2017 – 13,5%

Siamo vicini al mare, lo strato di suolo su cui è coltivata la vite è quasi assente e la pianta è praticamente nata sulla roccia madre (scisto). Giallo paglierino chiaro, con una leggera velatura, è un blend di grenache blanc e gris da vecchie vigne. La vinificazione è in stile borgognone, con pressatura soffice, affinamento in barrique usate e minime aggiunte di solforosa prima dell’imbottigliamento. Si sente una leggera rifermentazione in bottiglia, dovuta ad un’annata particolarmente calda. Nota minerale insieme ad erbe aromatiche e frutta gialla; avvolgenza del Grenache blanc, sapidità e mineralità anche al palato, poco fruttato, legno quasi non pervenuto.

Clot de L’Oum (bio) AOC Côtes du Roussillon “Cine-Panettone” 2015 –12,5%

Ebbene sì, non si tratta di errore di battitura, il vino si chiama proprio così, perché i proprietari conoscono bene il nostro Paese e il genere cinematografico in questione è arrivato sulla loro etichetta attraverso strade che fatico a seguire… Siamo in collina, a nord, dove si allevano per lo più grenache gris e carignan gris e in piccole percentuali tutti i bianchi aziendali, da vigne vecchie. Malolattica e affinamento in legno non nuovo, poi sei mesi in bottiglia. Sentori empireumatici e poi molto citrico in bocca, secco, tagliente e asciuttissimo. Meno avvolgente del precedente ma più persistente.

Vino Misterioso:Domaine La Croix Gratiot AOC Picpoul de Pinet “La Bréchallune” 2017 – 13%(bio-biodinamico)

L’unica AOC che riporta il vitigno, il Picpoul, nel nome; affinamento sur lies per 5 mesi, la zona è la Languedoc, nei pressi del bacino di Thau, molto più a nord dei territori esplorati finora. Colore leggermente più intenso dei primi due. Elegante, con profumo di fiori, aromatico, presente manco a dirlo la nota minerale, accompagnata qui da un accordo legnoso, al gusto è molto avvolgente, pur rimanendo fresco e citrico.

Il primo rosso:
Jean-Philippe Padié, Vin de France “Petit Taureau” 2016 – 13,5%

Bio e biodinamico nei preparati, con piccole aggiunte di solforosa prima di imbottigliare. Siamo nella zona di Calce, a nord. 50% Carignan 50% Grenache noir, il primo da suoli marnoso-calcarei, il secondo da scisti. Vinificazione separata ed assemblaggio in vasche di cemento, seguito da affinamento nelle stesse. Emerge la nota di amarena del Grenache noir, un sentore animale riconducibile al Carignan e anche note ematiche (vecchie vigne), ricordi di cipria e chiodi di garofano. In bocca verticale e acido, non opulento come si sarebbe potuto presagire dal naso, più gastronomico, però dotato di tannini fini ed eleganti. È il vino base dell’azienda.

Collectif Anonyme IGP Côtes Catalanes “Mouton Noir” 2016 – 15%

Piccolo collettivo di vignaioli di Banyuls, nato nel 2013, intenzionati a produrre vini che emergano per bevibilità. Carignan e Grenache noir macerano, fermentano ed affinano in legno. Segue una doppia sfecciatura, non si filtra e non si chiarifica. Al naso l’amarena che ti aspetti, una nota di cioccolato (il legno c’è), meno balsamico del precedente ma un ricordo di cannella si avverte. All’assaggio subito arriva il tannino, il vegetale, la componente minerale e quella fruttata.

Ed ecco infine i vini per cui il Roussillon è stato finora più conosciuto, i VDN, che per un incomprensibile vezzo o scherzo lessicale corrispondono ai nostri fortificati:

Domaine Gardiès Rivesaltes Ambré Vallée de l’Agly 2004 – 17,5%

Il primo dei VDN in degustazione, che in questo caso è mutizzato con alcol neutro sur jus. L’affinamento è in botti grandi (da 600 L) per almeno dieci anni, con un estremo potenziale di invecchiamento. Le uve sono Grenache blanc al 95% con un 5% di Muscat à petits grains. Per il produttore è essenziale la madre delle vecchie botti, da cui preleva il lie per metterlo sull’uva prima di mutizzarla. Si avvicina il bicchiere al naso ed arrivano note golose di mou, brioche, erbe aromatiche e fiori, notevole la ricchezza dei profumi. In bocca però è ancora giovane, con prevalenza di erbe aromatiche come salvia e rosmarino ed ancora molto fresco.

Domaine Vial Magnères Banyuls Grand Cru 2007 – 17,5%

Piccolissimo domaine nelle mani della stessa famiglia da quattro generazioni, adagiato su colline esposte verso il mare nei pressi di Banyuls sur Mer. 100% di Grenache noir da vecchie vigne, con un’età media di 70 anni. Qui il mutage avviene sur marc con alcol neutro, a cui seguono 10/11 anni di affinamento ossidativo in botte grande. Prime note di Rancio, poi note aromatiche e balsamiche (legno di sandalo), frutta secca (datteri, fichi secchi). Al palato però arriva quasi pepato, minerale e fresco.

  • E ora delle considerazioni del tutto personali:

Ho apprezzato i bianchi, in particolare il secondo e il misterioso terzo, i rossi mi hanno lasciato un po’ freddina, mentre l’entusiasmo è andato tutto verso le gradazioni alte della serata. E qui lancio la mia personalissima e ovviamente vana provocazione ai nostri cugini un po’ snob:

Donc, chers amis les Français, se ritenente i vostri VDN rossiglionesi delle obsolete e poco chic bevande da anziani, provvedete a organizzare un Black Friday dell’ossidato e a spedirne carovane e carovane attraverso il passaggio Mentone-Ventimiglia, oppure container e container solcanti il Tirreno fino al porto di Livorno. Potete star certi che in Italia, notoriamente un Paese di vecchi e con un sempre più preoccupante calo demografico, i vostri VDN saranno assai apprezzati, come sappiamo del resto apprezzare tutto quel che di buono la terra e la mano dell’uomo riescono a produrre. E una volta nel Bel Paese ci penseremo noi “vecchietti” ad avvolgerli di una modaiola ed irresistibile aurea glam…

À la guerre comme à la guerre!

Mariella De Francesco

Fiorentina di nascita, mamma friulana e papà napoletano, entrambi astemi, il solo alcol presente in casa nostra è sempre stato quello rosa per disinfettare. Scopro the bright side of the moon intorno ai trent’anni e da allora è cominciata la festa. Traduco di tutto, ma dalle 19:00 in poi ho un calice in mano al posto del mouse.

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