30 marzo 2016

Il Civettaio: Montecucco biologico e non solo

Il Civettaio: Montecucco biologico e non solo

Almeno una volta all’anno un saluto a Gregorio è d’obbligo, per il bel posto dove ha l’azienda e agriturismo, per la sua cordialità e per gli ottimi vini che produce.
Il Civettaio ha 7 ettari di vigne di cui 5 a Sangiovese e i rimanenti a Vermentino, Merlot, Cabernet Sauvignon e Alicante. Montecucco Sangiovese e Maremma le denominazioni sotto le quali produce.

Cantina e territorio

Azienda certificata biologica, vini naturali, profumati, non filtrati. Come dice Gregorio non importa che abbiano lunghissimi invecchiamenti, l’importante è che siano piacevoli da bere, anche subito, e che siano rappresentativi del territorio.
La zona del Montecucco è l’ingresso alla Maremma per chi arriva da Siena. Colline dolci ricche di ferro e metalli, con argille rosse miste a ciottoli rotondi, uno scheletro importante che favorisce il drenaggio dell’acqua. Questa zona è sempre ventosa e questo aiuta l’azienda preservando il più possibile le piante dagli attacchi di funghi e muffe. In vigna è stata appena terminata la potatura e tutti i tralci tagliati vengono raggruppati e bruciati per “igiene” delle piante.
Il Sangiovese è allevato con Guyot bilaterali, densità d’impianto attorno alle 5000 piante per ha e basse rese. Favino e sovescio per arricchire i terreni, una leggera aratura superficiale tra i filari per tagliare le radici più alte e costringere la pianta a scendere in profondità per cercare acqua.
In questo periodo al suolo si alternano ciottoli, fiori gialli e viola che sulle argille rosse danno una bella immagine di colore.
In cantina solo acciaio e botti grandi di rovere da 40 hl, niente barrique.

A spasso per la vigna

Si inizia il giro in vigna con il calice in mano e un Vermentino in purezza, la 2015, imbottigliata ieri. Un vino sorprendente nella sua semplicità per l’intensità dei profumi, l’eleganza nonostante la giovinezza e l’imbottigliamento, la sapidità ereditata dal terreno e la buona morbidezza in bocca. Tipica la pera e sentori di frutta esotica, fresca e croccante. Ottimo aperitivo e ottimo compagno di racconti in vigna.

La filiera corta

Al rientro ci aspettano sui tavoli nell’aia dei meravigliosi vassoi di salami, prosciutto locale e pecorino che in maremma non manca mai. Un rosato, anche questo 2015, appena imbottigliato. Sangiovese 90% circa e rimanente Alicante. Parte da Salasso, parte vinificato per ottenere il rosato. Un profumo immenso di viole di campo, di fragole e ciliege, fresco e leggermente sapido quanto basta per finire la bottiglia in un batter d’occhio. Piccola produzione per la maggior parte venduta direttamente ai clienti dell’agriturismo e all’estero. Un rosato sorprendete con una persistenza aromatica molto lunga ma per niente stucchevole.

Finalmente a pranzo

Ci spostiamo nella sala dove è stato allestito il tavolo per il pranzo. Cibi del luogo a partire dai meravigliosi asparagi selvatici con cui la cuoca ha preparato il sugo per i tipicissimi pici. Qua vicino c’è un’azienda biologica che produce carne, la carne che usano per cucinare, e ogni volta rimango affascinato da quanto sia tenera e gustosa. Oggi il brasato col Montecucco sangiovese dà il meglio di sé, anche come abbinamento territoriale.

Gregorio alterna i suoi racconti alle bottiglie del suo vino.

Partiamo con l’IGT, Poggio al Commessario, Sangiovese (65%) Merlot (15%) Cabernet Sauvignon (15%) e Alicante (5%), vinificazioni separate, assemblaggio e imbottigliamento senza filtrazione. Un vino piacione, rotondo e morbido. Un vino da tutto pasto fresco e profumato di frutti a bacca nera, vegetale, balsamico, fresco quanto serve per donare equilibrio e sposarsi bene con qualunque portata di un pasto.
Il Sangiovese e la Piemontesina
Finalmente arriviamo al Montecucco Sangiovese, la tipicità e il territorio. 100% Sangiovese, fermentato in botte dove viene fatta la “piemontesina”. Vi ricordate di Val delle Corti e delle inutili ricerche in Langa? A volte ritornano...proprio qui nel Montecucco. 18 mesi in botte di rovere da 40 hl, imbottigliato senza filtrare e 6 mesi in bottiglia prima di essere messo in commercio. La produzione più importante del Civettaio, circa 12000 bottiglie all’anno. Il non filtrare è una costante dei vini di Gregorio e lo ritroveremo nel bene e nel male avanti nel tempo. Con lunghi affinamenti si ottiene sempre la presenza di residui nel fondo della bottiglia ma la qualità e il gusto di questi vini fanno perdonare anche un po’ di residui.

Le annate diverse donano vini diversi

Apriamo prima un 2011 e poi un 2010. Il 2011 forse un po’ più esile, più succoso, con una forte nota speziata che tende al cuoio e una leggera riduzione che ha bisogno di tempo per lasciarci. Forse la parte tannica ha bisogno di un po’ più tempo per affinarsi e perdere un po’ di rusticità. Meglio la 2010 sicuramente, grazie all’annata particolarmente favorevole anche da queste parti. Il vino è pulito, profumatissimo delle note tipiche del Sangiovese, la ciliegia marasca, le prugne mature, i chiodi di garofano, il ramerino. Corpo medio, ottimo equilibrio con tannini finissimi e gustosi. La spalla acida ben sostenuta da un pizzico di sapidità fa egregiamente il suo compito favorendo il piacere della bevuta. Non siamo lontani da Montalcino e questo vino farebbe la sua gran bella figura tra tanti rossi di quella zona.

La Civetta

Arriva la riserva, Hiuls. Avevo già sentito in passato la 2006 e oggi è la volta della 2007. Come dice Gregorio “Siamo in Maremma, terra etrusca. Hiuls, parola etrusca che significa "Civetta", è l’espressione del territorio e vuole essere un omaggio a quanti ci hanno preceduto.”
Singola vigna, grappoli selezionati, 24 mesi in botte grande creano questo gran vino. Si aggiunge complessità sia per la qualità della materia prima, sia per l’affinamento più lungo. Si aggiunge liquirizia, vaniglia, una più ampia speziatura e l’eleganza che si ottiene in questo caso davvero raggiunge molti Brunello ma a costi molto, molto più bassi.

Finale col botto anzi con 6 Puttonyos

Avevamo parlato di cordialità e ospitalità. Bene, Gregorio ha anche vigne in terra di Tokaji dove produce Furmint secco e un fantastico Tokaji Aszu 6 Puttonyos che tira fuori da sotto una madia.
E parte l’applauso! Solo il colore è da innamorarsi, tanto ambrato quanto lucente, cristallino. 170 g/l gli zuccheri e non si sentono da quanto fresca è la bevuta. Elegantissimo e di una complessità che aumenta di pari passo alla temperatura del vino. La nota caratteristica è l’albicocca secca, inconfondibile, ma non mancano gli agrumi canditi, le leggere spezie dolci, la frutta secca delicata. L’armonia di questo vino è fantastica. Si lascia bere accarezzando la bocca senza esagerare mai con la dolcezza.

Una gran bella giornata, nel nostro territorio, con un piccolo vignaiolo che vive e ama la sua terra e che cerca di esprimerla al meglio delle sue possibilità, con risultati davvero lodevoli. Adesso che il tempo volge al bello approfittatene per fare una bella gita nel fine settimana. La maremma e i vini di Gregorio saranno di ottima compagnia.

Aldo Mussio
Aldo Mussio

Wine Lover and Champagne addicted. Da tutta la vita si destreggia e sopravvive tra hardware e software di tutte le specie, che sono poi la sua vita imprenditoriale. Ha trovato rifugio nel mondo del vino in tutte le sue declinazioni ludiche e si distrae in vari ambienti “social”.

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