14 ottobre 2015

Tanti modi di dire Aglianico

Tanti modi di dire Aglianico

Un po’ di storia

L'Aglianico è un arcaico vitigno rosso originario della Grecia. Non ci sono certezze sulle origini del nome, che potrebbero risalire all'antica città di Elea (Eleanico), sulla costa tirrenica della Campania, o essere più semplicemente una storpiatura della parola Elleanico (che proviene dalla Grecia).
Testimonianze storico-letterarie sulla presenza di questo vitigno si trovano in Orazio, che decantò le qualità della sua terra (era nativo di Venosa dove l’Aglianico trova un’altra grande espressione con l’Aglianico del Vulture) e del suo ottimo vino.

Risale invece al 1167 d.C. il primo documento conosciuto nel quale viene citata la vite in Taurasi che gli Spagnoli chiamavano vite “Aglianica”; e furono  proprio gli spagnoli che, a causa della loro pronuncia, trasformarono il nome della vite Ellanico o Ellanico in Aglianico.

E’ da lungo tempo insediato nelle province di Avellino e Benevento, in Campania e di Potenza e Matera in Basilicata.

Nel 1928 tutta l’Europa è sconvolta dalla fillossera che ha distrutto i vigneti dei migliori distretti francesi e del nord Italia; a Taurasi la fillossera non è ancora arrivata, grazie ai terreni campani, sabbiosi e vulcanici, che ne impediscono la prolificazione. In quell’anno dalla “ferrovia del vino” di Taurasi partono interi vagoni di vino Aglianico, per rinsanguare i principali distretti viticoli toscani, piemontesi e di Bordeaux.

Il carattere dell’Aglianico

L’Aglianico è un vitigno scontroso: matura tardi, è intenso e brusco in principio, difficile da coltivare e difficilissimo da vinificare, con tannini che richiedono tempo per essere ammorbiditi ed acidità che gli assicura il periodo necessario affinché venga levigato. Inimitabile nei sentori di viola, di amarene, sottobosco e piccoli frutti, la sua vinificazione lo può rendere banale o eccelso.

Predilige terreni vulcanici, che si alternano con strati argillosi calcarei su di antichi sedimenti eruttivi; il particolare microclima che si registra tra i 300 e 700 metri dal livello del mare, la buona escursione termica, la ventilazione gentile e la tecnica di produzione rendono il Taurasi uno degli aglianici più apprezzabili. Prende nome dall’omonima cittadina chiamata un tempo Taurasia centro vinicolo esistente ancor prima che gli Irpini si stabilissero nel territorio.

La degustazione alla "Vinoteca la Porta del Chianti"

Per cercare di conoscere più da vicino questo splendido vitigno, abbiamo organizzato a Figline Valdarno, presso la Vinoteca la Porta del Chianti, una interessante degustazione con cinque etichette di varia provenienza come protagoniste.

Dalla golosa bevibilità del Molise Aglianico Riserva Contado 2010 di Di Majo Norante, alla grande freschezza del Castel del Monte Aglianico Riserva il Cappellaccio 2008 della Tenuta Rivera passando, poi, per i grandi classici come l’Aglianico del Vulture Gricos di Grifalco, ancora molto giovane ma che ha mostrato la sua caratteristica eleganza nonché la nobiltà dei suoi natali, e dulcis in fundo il Taurasi di Perillo 2005, sapido, teso, ancora molto tannico, ma con una classe da vendere. Tutti i presenti però sono rimasti affascinati dall’etichetta misteriosa, portata per l'occasione da Livio Del Chiaro, Miglior Sommelier FISAR 2014: un  vino vinificato in anfora, il Roccamonfina IGT Phos 2013 della tenuta I Cacciagalli, un mirabile esempio delle caratteristiche del vitigno quando non viene affinato in legno. Un vino dalla beva irresistibile che ha regalato grandi emozioni.

La serata e la Degustazione sono stati guidati da Livio Del Chiaro MSA Fisar con il supporto di Giovanni D’Alessandro.

Come conclusione…

Un vecchio detto piemontese recita “non c'è Barolo senza Barile“. Se è vero che per Barile si intende il comune del Vulture dove si produce l’Aglianico, questo vitigno può essere sicuramente considerato il Nebbiolo del Sud!

Giovanni D'Alessandro
Giovanni D'Alessandro

Innamorato perso della Borgogna e del Pinot Noir, cerca, si spera con successo, di trasmettere la sua passione urbi et orbi.

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