23 luglio 2016

Montalbano: Il fratello meno noto del famoso ispettore

Montalbano: Il fratello meno noto del famoso ispettore

Cantagallo a Montalbano

“Ci vediamo alle 19.00 alla tenuta…occhio a non sbagliare Cantagallo, non è quello sull’Appennino!”
Eleonora non deve avere una grande fiducia nella mia capacità di orientamento e nei mezzi moderni di cui dispongo, Google Maps per primo, ma l’invito è gradito e questo basta a perdonarla.

La tenuta Cantagallo

La tenuta è di proprietà della famiglia Pierazzuoli ed è proprio Dario che ci accoglie insieme ai sui due magnifici cani. La struttura è imponente, abitazione, azienda, osteria a Km zero. In totale 200 ha suddivisi tra bosco, olivi e vigne sulle colline della sottozona Montalbano del Chianti DOCG.

Dejavu

Un lampo mi riporta a quando stavo preparando l’esame per Sommelier e a quelle maledette sottozone della denominazione Chianti che proprio non riuscivo a memorizzare, ne mancava sempre una, Montalbano appunto, finché una folgorazione...”ricordati dell’ispettore!”…zac! fatto.

Tutto quello che sta nella bottiglia si scopre parlando con chi la produce

Dario è una persona cordiale che parla volentieri della sua azienda e del suo vino, che ci racconta della sua scelta di usare la denominazione Montalbano in etichetta per dare un’identità all’interno di una DOCG che occupa mezza Toscana, per renderlo riconoscibile. Oramai quasi l’unica azienda a indicare in etichetta questa sottozona. Ci racconta della lotta giornaliera in vigna con cinghiali e caprioli e soprattutto con la burocrazia, dello sforzo di rendere l’azienda autonoma con i suoi pozzi d’acqua potabile, i pannelli solari, il nocciolino delle ulive che utilizza da bruciare per la produzione di calore, dei problemi con le asl per la gestione del piccolo zoo di animali domestici tanto apprezzato dai turisti che soggiornano nell’agriturismo.

I vini…

Poche etichette, Chianti e Chianti Riserva con indicazione della sottozona, un Vin Santo Riserva e un IGT.
I due Chianti sono 100% Sangiovese, il Vin Santo come d’obbligo fatto da trebbiano e malvasia toscana e l’IGT “Gioveto” dove Merlot e Syrah vanno a far compagnia al 60% di Sangiovese, vero cuore pulsante di questa azienda.

La qualità è un pallino fisso di Dario che viene sottolineato in ogni occasione parlando di vino, della cantina, della vecchia cisterna per l’acqua, ristrutturata,  che ospita le barriques, dei locali sottotetto per l’appassimento delle uve costruiti in modo da garantire sempre ventilazione adeguata,  ma anche di olio e del frantoio costruito per migliorare e controllare la qualità dopo aver usato frantoi altrui per frangere le proprie olive. Parlando della sua azienda e del bosco che la circonda e delle sue vigne, parlando anche del piacere di avere alle porte della cantina nidi di rondini, civette e barbagianni.

I suoi vini si presentano morbidi, ben equilibrati, con una bocca rotonda e ampia, ricchi di profumi tipici del sangiovese, freschi e minerali, dono dei terreni collinari ricchi di tufo e galestro. Il suo chianti base è un vino facile da bere, a tutto pasto, privo di spigolature, sicuramente adatto ai mercati esteri dove destina il 95% della sua produzione. La riserva si arricchisce del lavoro svolto dai legni dei tonneaux nuovi o di secondo passaggio che aggiungono carattere e si integrano perfettamente nel frutto del sangiovese. Soprattutto per la riserva, l’equilibrio e l’eleganza del vino nel bicchiere si accompagna a una meravigliosa bistecca cucinata alla perfezione con delle patate al forno di cui porto con me il ricordo del gusto.

Il Gioveto finisce il pasto, sempre a braccetto con la carne alla griglia, morbido, rotondo e un po’ ruffiano, dove Merlot e Syrah danno un senso di gusto internazionale al sangiovese. Affinato in barrique e ottenuto da lunghe macerazioni e frequenti rimontaggi. Il nome rimanda evidentemente al SanGioveto, nome antico del Sangiovese che lo compone.

E la meditazione…

Finalmente il dolce, toscano per eccellenza, i cantucci di Prato. E cosa di meglio per accompagnarli se non il Vin Santo? Eresia!!!…o meglio, Vin Santo va benissimo ma la versione Riserva, “Millarium”, va oltre. 

E’ veramente un ottimo passito, come si dice...da meditazione, da gustare da solo in compagnia di amici. Gioca magistralmente tra equilibri della grande morbidezza regalata da oltre 4 mesi di appassimento e della freschezza figlia del Trebbiano, con la ricchezza aromatica della Malvasia. Un color ambra cristallino, profumi intensi tipici di frutta disidratata e frutta secca, albicocche, fichi, mandorle e nocciole. Un sorso che entra dolce e morbido e finisce lasciando la bocca perfettamente pulita e profumata, pronta per il sorso successivo. Un finale importante dove emergono le reminiscenze delle barrique usate per il sangiovese che accompagnano l’affinamento di questo nettare.

Ancora una bella serata, grazie a un'azienda a noi vicina, a un vignaiolo che vive la sua azienda e a una bella compagnia di amici che mi hanno accompagnato tutta la serata.

Aldo Mussio
Aldo Mussio

Wine Lover and Champagne addicted. Da tutta la vita si destreggia e sopravvive tra hardware e software di tutte le specie, che sono poi la sua vita imprenditoriale. Ha trovato rifugio nel mondo del vino in tutte le sue declinazioni ludiche e si distrae in vari ambienti “social”.

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